Nel Vangelo del giorno del 13 luglio ci troviamo davanti a una parabola che non smette di provocare la coscienza, smascherando i falsi alibi della religiosità e indicando la via autentica dell’amore.
Quella che ci troviamo di fronte, con il Vangelo del giorno del 13 luglio, è una risposta di Gesù senza eguali. Quando uno dei dottori della legge gli si propone con fare provocatorio, il Cristo offre una risposta che è molto più di un insegnamento. Il Vangelo si apre con una domanda: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. È un quesito grande e sincero, ma, come sottolinea l’evangelista Luca, nasce con l’intenzione di “mettere alla prova” Gesù. In altre parole, non è una richiesta che nasce dal cuore, ma dal desiderio di discutere, di misurare l’interlocutore. Gesù, però, non si sottrae: risponde con una controdomanda e rimanda l’interlocutore alla Scrittura, con un invito a leggere con intelligenza e responsabilità. La risposta del dottore, amare Dio e il prossimo, è esatta. Ma è proprio sulla seconda parte, l’amore del prossimo, che si apre un ulteriore confronto.
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